(anteprima, in via di ultimazione) di Giovanni Lauricella architetto

La città dello spettacolo  

Roma- Theatrum urbis

L' architettura dello spettacolo
SOMMARIO

Introduzione[1]

Theatrum Urbis

Anche se è ancora una pagina web in via di ultimazione dovrà diventare il sito dedicato ai miei lavori che serviranno ad allestire la mostra che porterà il suddetto titolo. Per ora è da considerarsi una semplice traccia sulla quale trovare gli spunti per lavorare. Le vedute archeologiche ad inchiostro con le relative spiegazioni che ancora devo inserire sono il tema prevalente della mostra, una ricerca visuale di vedute che ancora si potevano aggiungere allo sterminato numero di opere artistiche che già abbiamo. Ruotano intorno altre esplorazioni su diversi indirizzi che mi sono venuti in mente, temi che se non saranno la mostra sono di stimolo per nuove ricerche. L’insieme l’ho chiamato la città dello spettacolo per arrivare ai giorni di oggi, forzatura che spiega come anche in passato certi intenti non erano completamente sconosciuti. Due concezioni speculari che permettano di capire meglio l’ attuale modo di progettare.



L' architettura dello spettacolo

Piranesi, il più rappresentativo dei vedutisti, non è l'unico in questo tipo di licenze artistiche che sono state in molto in voga nel romanticismo.

 Piazza della Rotonda di Piranesi

Da notare come le proporzioni tra i vari edifici e i dettagli archeologici arbitrari siano in Piranesi un elemento di effetto scenografico. Guardate, ad esempio, le figure umane che sono piccolissime e i gradini della fontana. Adesso che ci avete fatto caso non vi sembrano dei topolini?




 Campo Vaccino di Piranesi

In questo caso segue la fantasia con dubbie esecuzioni di particolari ma che non guastano l'efficacia del lavoro nel suo complesso.




Considerazioni generali su Roma [2]

Sappiamo bene che questa città meriterebbe più attenzione per ben altre considerazioni archeologiche e architettoniche molto più importanti da quelle che troverete in questo sito ma nello stesso tempo bisogna accettare che essendo Roma una fonte di stimolo inesauribile è inevitabile essere coinvolti in nuove elaborazioni.

Vedute archeologiche liberamente ricostruite

Fori visti da colle Oppio


Fori e area monumentale circostante vista da Colle Oppio lungo l'Esquilino





 Appia antica, prospettiva di ruderi di tombe forse alla Piranesi


Disposizione prospettica delle tombe della via Appia antica





 Isola Tiberina e area circostante

ricostruzioni dell’isola Tiberina e i principali monumenti dell’ area circostante.




Porti di Ostia, Traiano e Claudio


Costa con gli antichi porti di Roma

Alla scoperta archeologica




Porta Flaminia, vista da piazzale Flaminio è come un teatro romano

Porta Flaminia vista come una scenografia tipica del teatro romano, i due fornici laterali furono aperti nel 1878 dal comune di Roma, sarà tema di alcune elaborazioni.




Tomba di Nerone sulla Cassia con esempi di costruzioni funerarie

Tomba di Nerone sulla Cassia con esempi di costruzioni funerarie




mura viste da monte dei cocci

Visuale dal monte dei cocci, un arbitraria panoramica lungo le mura aureliane


Scusate ma il sito è in costruzione ...

Quando l’architettura diventa spettacolo [3]

La monumentalità dovuta all’estensione più grande del mondo del patrimonio archeologico non poteva altro che essere considerata specie se si considera il persistere di questa immagine nell'immaginario architettonico di ognuno di noi. Ho eseguito una provocatoria depurazione dal moderno e anche dalla vegetazione per evidenziare un “vuoto” tipico della metafisica di De Chirico. Lo spazio asettico intorno al reperto archeologico offre un atemporale suggestione spaziale di uno spettacolo immaginifico anche se è il già visto più consumato del mondo (gran tour…etc.).





Elementi di spettacolo nell’architettura, l’impianto scenografico, il teatro architettonico, (il barocco). [4]

Non è storia di adesso, in fondo l’architettura ha sempre utilizzato elementi anche strutturali volti a dare coinvolgimento visivo , è sempre stata la costante che ha accompagnato parallelamente ogni progetto, la differenza che ci può essere stata è che nel barocco il fenomeno divenne più esplicito dovuto al fenomeno culturale sempre più preponderante dell’intrattenimento teatrale nell’ aristocrazia. Un fenomeno di costume della nobiltà talmente evidente e ostentato come vanto elitario che è stato sicuramente uno dei motivi più scatenanti dei altri “teatri” che di li a poco si aprirono , quelle rivoluzioni che da quella francese porteranno all’affermarsi dell’epoca moderna.

(In attesa dei miei scritti accontentatevi di questi liks)

LO SPETTACOLO DELL’ARCHITETTURA

brunomondadori.com

Architettura per lo spettacolo

architettura.supereva.com

Architettura per lo spettacolo

archphoto.it

architettura immaginaria

archimagazine.com






Metafisica monumentalistica.

Possiamo dire che pur essendo rovine archeologiche, la suggestione di una monumentalità astratta dovuta al grosso impianto murario assume valori metafisici.

















I grandi spazi, il vuoto nei grandi monumenti, i motivi architettonici pur nella loro più estrema essenzialità rivelano un dimenzione che va oltre le superfici stesse."

Neorealismo e il teatro povero, immagine che riflette il costume sociale ( concetto di “logo” architettonico), chi fa l’immagine, considerazioni su Stanislaus von Moos

Il logo architettonico

Non so se lo sapete ma il cruccio attuale di ogni famoso architetto che si sente di successo è se in quella città dove ha costruito un edificio venga poi visitato o preso a riferimento da un qualsiasi passeggero sceso dall’aereo, di conseguenza chi progetta ha l’obbligo di progettare edifici che indirizzino su se stesso il pubblico altrimenti avremmo un progetto fallito. L’esempio della Tour Eiffel per Parigi o del duomo per Milano sono da considerarsi ancora esempi anche se vecchi. Oggi per un pubblico sempre più bombardato dall’informazione e distratto dalla propaganda del consumismo ha bisogno di un messaggio “forte” che spesso si manifesta in una concezione estrema della forma. Ovvio che superare questo ostacolo è un d’obbligo per ogni architetto. Ormai gli storici dell’arte convergono che l’architettura si muove su canoni di rappresentazione simili al marketing dove il tornaconto avviene secondo una risposta di pubblico dovuta all’attenzione esercitata. La curiosità esercitata da stranezze e simbologie estreme sembra la strada d’obbligo per ogni progettista di successo. La realizzazione di un manufatto che diventi il marchio pubblicitario della città serve a creare interesse turistico non che commerciale, un richiamo cui tutte le metropoli della globalizzazione necessitano come vitale per la sopravvivenza. Un logo che vinca la competizione internazionale sempre più agguerrita nello stupire, spesso anche una violenza psicologica che vale il destino di una città proiettata verso il futuro, un impegno sacrificale senza fine . Sculture giganti più di architettura, spazi sacrificati più ad un concetto astratto di forma che ad un fruire degli spazi, pubblicità, logo. Un immagine che diventa un meccanismo promozionale, l’event city, economia dell’attenzione , eloquenza commerciale di un architettura sottoposta a continui sorprendenti mutamenti. Si considera una forma di urbanizzazione dei flussi e di manifestazioni che modellino la città . (poi lo correggo, ciao!)

(in lavorazione)

 

Il cinema, il sostituto moderno dell’architettura ( Futurismo e Bauhaus)

Il cinema e l’enfasi architettonica.

Lo stile faraonico o quello imperiale romano, il barocco o il neoclassico fino all’eccletticismo , per dirne alcuni, cercavano di soddisfare quello spettacolo che l’immaginario richiedeva. Come tutti ben sanno uno degli scopi collettivi del cinema è stato anche questo, specie nei periodi di grosse difficoltà economiche. Non a caso abbiamo “abitato”, in un clima di neorealismo o subito dopo, il cinema dei “kolossall” e dei “polpettoni”, per compensare l’appagamento di enfasi architettonica che è nei remoti meandri della mente e che ci porterà, secondo la traccia del mio percorso, a stabilire che è una parte considerevole dell’immaginario architettonico che l’istinto ci indica. Forse alcune esperienze del futurismo come la centrale idroelettrica di D’Elia o le scenografie di luci di De pero non facevano altro che assolvere a questa esigenza. Una siffatta centrale elettrica, dalle spaventose dimensioni gigantesche, nessuno saprebbe dove collocarla compreso lo stesso D’Elia che l’aveva disegnata, ma in mente tutti abbiamo avuto la certezza di “vederla” come in un vissuto . Senza dubbio, nonostante l’ingombro e forse anche l’avversità estetica, l’abbiamo collocata nella nostra mente. Lo stesso si può dire dell’impianto scenografico e delle robotiche figure che attualmente ci sembrano familiari ma che al tempo della Bauhaus non lo erano affatto, eppure sono riuscite pure loro ad abitare la nostra fantasia; concezioni d'immagine che forse ancora ci fanno scuola.

(in esecuzione)

La pianta del centro storico di Roma, Nolli e il decostruzionismo , di Jacques Derrida nel linguaggio architettonico e nelle opere d'architettura. Paradossi in alcune divagazioni, il "decostruzionismo".

A questo punto permettetemi un insinuazione che forse può ampliare le conoscenze rispetto a questa problematica. Non sarà il concetto di architettura decostruzionista applicabile a quella forma di urbanizzazione spontanea che nei secoli ha caratterizzato il centro storico?

Nolli ,pianta di Roma






P.S.Agostino e dintorni





P.del Gesù e dintorni





P. Farnese e dintorni



Theatrum Urbis



Piazze: P.Navona,S.Apoliinare, S.Agostino.



Piazze: P.Campo de Fiori,P. Farnese, P.della Cancelleria.




Altro aspetto che vado ad investigare è la pianta urbana di questa città. Prima vuota di edifici perché di ville e campagna era prevalentemente disabitata. Da considerare che eccetto le punte estreme di quando fu capitale imperiale o dopo l’unità d’Italia aveva dei picchi in basso di popolazione di circa centocinquantamila abitanti sparsi all’interno delle mura Aureliane che costituivano per l’esiguo numero degli abitanti una considerevole area che occupavano in minima parte. Spazi utili per l'agricoltura e per l'allevamento e per i pellegrinaggi giubiliari tipici di una capitale religiosa . Questo ha creato nel tempo un dislocarsi delle abitazioni non lungo un reticolo di strade ben indirizzato ma su isolati appezzamenti che rivendute e ridivise secondo le nuove esigenze caratterizzavano le singole aree. In una impianto urbana “anarchico” il Nolli riuscì a mettere mano con geniale maestria. Restano a prova di tutto questo discorso il piacevole concatenarsi di piazze larghi e strade informi che sono la sorpresa prospettica di ogni angolo di visuale che di volta in volta si presenta a chi passeggia nel centro storico. L'esempio più evidente è nelle parti non monumentali di Trastevere dove modesti edifici acquistano una discreta importanza.

(di prossima pubblicazione)


Conclusioni: il fantasy, l'immaginario architettonico.

Se per tutto c’è un limite per l’architettura pare di no, una volta superati i problemi tecnici si può fare di tutto, non a caso l’ho chiamato “fantasy” perché questo termine é forse abbastanza aderente a quello che succede. Las Vegas se è discutibile per molti versi è quella che nel suo insieme ne concentra tutte le problematiche. Non ci sarà come a Dysneiland la ricostruzione del villaggio degli indiani con la vecchia locomotiva ma si dovrà assolvere ad un costante problema di richiamo. Quindi fantasia prima di tutto, anticipare e prevedere stili che si susseguono in un ciclo continuo dato dalla riproduzione e morte delle novità, un esplodere di nuove architetture come fuochi d’artificio. Non solo uno spettacolo pirotecnico, ma anche uno spettacolo nello spettacolo, perifrasando una nota frase, nuovi edifici sensazionali in città che già sono sbalorditive, città che insieme tutte faranno un teatro che coinvolgerà il pianeta. Un parallelo torna di nuovo con il cinema, avremo una serie di effetti speciali il cui confine tra architettura e costruzione filmica sarà difficile da stabilire, un turbinare di gioiose macchine dell’esistenza non solo finalizzate al divertimento. Una domanda sarà la costanza di ogni nuova proposizione, quale è l’immaginario architettonico che sta dentro ognuno di noi? Quando pensiamo di abitare, cosa vogliamo abitare? Una volta stabilito il necessario, come può essere? Come può diventare? La risposta sarà nel divenire continuo di questa inventiva fantastica che a cascate successive ci proietterà sempre più velocemente verso il futuro. Non uno schema nemmeno un numero definito di indirizzi ma una molteplice poliedricità di polimorfismi di cui a malapena si potranno distinguere i livelli qualitativi.



L’architettura dello scandalo

Il tempio della discordia



In questo anno di ricorrenza dell’affissione pubblica delle 95 tesi di Martin Lutero sulla porta dell’Università di Wittenberg nel 1517, la nascita della Riforma è stato commemorata con la mediazione di Papa Francesco verso le chiese luterane nel mondo nella direzione di un riavvicinamento che sfiora in un certo senso la riabilitazione. Abbiamo notato peraltro una strana assenza delle istituzioni culturali che, pur gravando nelle casse dello stato, come al solito, scompaiono ogni qual volta si presenta l’occasione di dare un contributo su un tema di attrattiva generale. Un periodo storico affascinante per le belle opere d’arte prodotte, in quanto i Papi, per sottrarre la supremazia culturale laica alla Firenze dei Medici, chiamarono a lavorare in Vaticano quasi tutti i più grandi artisti del tempo, dirottando a Roma il prestigio del Rinascimento, ed ivi concentrando tutti gli sforzi nel potenziamento del gigantesco cantiere di S. Pietro, megaprogetto e riferimento ideologico ideato dalla più grande archistar del momento, Michelangelo Buonarroti. La Chiesa era ideologicamente tutta schierata su questo fronte culturale ed anche propagandistico, come attestata a dare battaglia a chi avesse impedito tale strategia. L’intento era quello di dimostrare al mondo intero di essere non solo il centro religioso e di pensiero ma anche il cuore pulsante dell’operare umano. Meglio di ogni altra cosa era coinvolgere i fedeli su una grande fabbrica che richiamasse l’attenzione dell’intera collettività religiosa mondiale proprio sul Vaticano: esaltante e spettacolare idea simbolica, che per la sua realizzazione necessitava di ingenti investimenti finanziari che invece scarseggiavano. Fu così che i soldi per le indulgenze vendute acquisirono un ruolo fondamentale nella pratica religiosa, riducendo il Giubileo ad una gigantesca macchina economica aggravata da vergognosi episodi di corruzione. Tutto questo mise in crisi molte coscienze che non vedevano nel denaro e nel fasto artistico la salvezza della propria anima. Non erano le opere a permettere il ricongiungimento a Dio ma la fede, concezione di stampo agostiniano alla base del pensiero di Martin Lutero, che formalizzandolo causò non solo lo scisma ma una disastrosa crisi politica internazionale. Di qui numerose guerre con la conseguenza del frazionamento in vari stati nazionali dell’ Europa e di quello che restava del Sacro Romano Impero. Da notare peraltro che proprio questi paesi protestanti si arricchirono grazie ad una adozione spietata del vituperato capitalismo. Come tutti sanno, oltre a riconoscersi nei propri testi sacri e dottrinali, una delle peculiarità del cristianesimo è il linguaggio della rappresentatività e della comunicazione offerta dall’immagine divina che proprio in quel periodo fu causa di incomprensioni e di aspri dissidi interni, non solo di carattere morale. Questo perché, soprattutto nell’architettura, ciò comportava un apparato ed una pratica aziendale che non avevano niente a che vedere con lo spirito divino ma, al contrario, con la sagace gestione economica e commerciale della realizzazione di impresa, cioè quella che poi è diventata la discriminante sociale più evidente, che ha separato l’ Occidente dal resto del mondo. Questo oggetto del contendere ha dato adito ad una diversa interpretazione della monumentalità romana di stampo tardo-imperiale, edificata dai Papi a Roma, che per molti credenti non cattolici si è trovata ad assumere un valore ideologico ben più ingombrante e contraddittorio di quello che veniva ufficialmente divulgato. Un’architettura dello scandalo che provocava sdegno tanto da rafforzare le convinzioni dei protestanti. (Non tutti sanno dell’adiacenza alla Basilica di San Pietro del cimitero teutonico, extraterritorialità nell’extraterritorialità Vaticana e meta di pellegrinaggio di molti protestanti di alto rango e cultura per gli importanti personaggi che ivi sono tumulati.) Un tempio religioso, la Basilica di S. Pietro, che ha svolto il ruolo di essere meta di due concezioni opposte della medesima cristianità: pellegrini che andavano ad edificarsi lo spirito nello splendore raggiunto dalla grande fabbrica di S. Pietro e a contemplare le sacre scritture nella cappella Paolina di fronte agli stupefacenti affreschi di Michelangelo e altri pellegrini, di tutt’altro avviso, che verificavano nei confronti di tali opere la giustezza delle loro contrarie convinzioni. Il Rinascimento, oltre ad essere caratterizzato da una poderosa concezione filosofica di cui i neoplatonici erano gli intellettuali di spicco, come ad esempio Marsilio Ficino, portava con sé contenuti di costume che ne influenzarono le attitudini sessuali. Nelle città d’arte, e in particolare a Firenze, l’eterosessuale aveva anche l’amante giovinetto, una sorta di pedofilia diffusa che veniva barattata come raggiungimento di virtù. Era il culto della bellezza dell’antica Grecia che riaffiorava nella riproposizione dell’Umanesimo pagano traslato in quello cattolico. (Citiamo qui Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, nome di cui andava fiero, o Benvenuto Cellini, a cui fu causa di un esilio a Venezia…). Questo vizio non fu visto bene dalla parte più moraleggiante dei fedeli che, al cospetto di fenomeni di corruzione dilagante, degrado e pestilenze, ebbero una percezione negativa della società contraddittoriamente religiosa ed opulenta che si sentivano ingiustamente imposta. Un malessere sociale diffuso, molto ben descritto, anche se in senso caricaturale e terrificante, nei quadri di Hieronymus Bosch. La conseguenza fu che dopo il Rinascimento si ebbe un’ ondata di reazioni capeggiate da tanti filosofi e religiosi che spesso si trovarono schierati in fronti contrapposti. Martin Lutero fu uno di questi, ma non il solo ad alimentare i tormenti dei fedeli: un personaggio lungimirante balzato agli onori della cronaca perché sfruttò un nuovo sistema di comunicazione in maniera massiccia (la campagna pubblicitaria) mai pensato prima. Quelle 95 tesi stampate con i caratteri mobili divennero simbolo della nascente modernità perché realizzate con un efficace tecnica riproduttiva che diventerà rivoluzionaria e sarà la base strategica dell’attuale società dell’informazione che ne ha intensificato e migliorato i sistemi. Di li a poco fu dato fiato alle trombe di guerra, alle contrapposizioni di pensiero e alle violenze, con massacri e guerre inaudite tra cattolici e protestanti. Fiorirono ingiuste pene esemplari: il grande filosofo e moralizzatore Savonarola, accusatore della corruzione dilagante, viene pubblicamente bruciato e così pure tanti altri sinceri ed eccellenti pensatori e scienziati … compreso il “nostro” Giordano Bruno a Campo de Fiori, che rimane meta di numerose manifestazioni radicali e di tutti i laici in genere … Una rigidità che non ci fu invece nel 1594 per Enrico di Navarra che, dopo una estenuante e sanguinosissima guerra di religione, in una sola giornata, abiurò il calvinismo del quale era il massimo esponente per il cattolicesimo, prendendo così la corona del regno di Francia, da cui la celebre frase “Parigi val bene una messa”… Oltre a tanti peccatori, streghe e torture, non mancarono iettature spaventose: l’Invincibile Armata di Filippo II fu inghiottita dalla tempesta prima ancora di arrivare a dare battaglia all’ Inghilterra della grande Elisabetta, infedele perché protestante … Repentini cambiamenti di appartenenza e micidiali scelte machiavelliche non mancarono certo: la Francia si alleava con i Turchi che sarebbero di lì a poco corsi ad assediare Vienna... In tutti questi drammi aleggia l’ostinazione della rigida concezione antesignana della “società dello spettacolo” di Guy Debord, formulata secoli prima dai Papi che vedevano nella sponsorizzazione dell’immagine un ruolo persuasivo politico fondamentale, quasi come una applicazione della ragione di stato. Una indicazione politica che cozzò pesantemente con i costi e tempi esorbitanti della Basilica di S. Pietro. (Nei modi di dire romaneschi per indicare che un lavoro si porta troppo in lungo si dice che <<è come la fabbrica di S. Pietro!>>, come pure mangiare <> o <> cioè sulle spalle degli altri, viene da Usum Fabricae Operis, sigla apposta sul materiale che non pagava dogana; e detti simili si hanno a Firenze e a Milano, beninteso riferiti alle rispettive cattedrali). In questo bisogna riconoscere che i Papi sono riusciti magnificamente ad ottenere quello che desideravano edificando il monumento più importate e più imponente che si conosca, ma questo al contempo, nonostante la simbologia dell’ampio colonnato del Bernini posto innanzi a San Pietro come ad accogliere ed abbracciare i fedeli, rappresenta, alla luce dei fatti, anche grandi sconfitte e lacerazioni, tanto che potrebbe essere ricordato come il più grande monumento alla discordia degli spiriti.

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La città dello spettacolo

In seguito verrà sistemato un po’ tutto, dalle foto di aspetti architettonici, alle foto dei disegni che sono già presenti e le altre dei disegni che verranno aggiunti. Spero anche di terminare i testi che non sono approfonditi compreso quelli ancora mancanti. La linea tematica dei disegni e degli scritti resterà pressoché la stessa.

 

 

Giovanni Lauricella

Architetto


Le visuali archeologiche sono di circa m.1 di larghezza con diverse altezze, eseguite in inchiostro divari colori sono im mostra presso lo studio dell'architetto. Chi è interessato può contattaremi, si riceve solo per appuntamento.
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Aggiungo articolo del sottoscritto su quaderni Radicali che sarà integrato nel contenuto del sito

Mario Botta e Stanislaus von Moos

Due grandi personaggi insieme all’istituto svizzero, per l’architettura Mario Botta per la moderna storia dell’arte Stanislaus von Moos , un evento che Roma ricorderà a lungo per le notevoli implicazioni culturali che comportano le loro attività nel campo della rappresentazione urbana. Lo storico dell’arte ha ricordato che ormai l’architettura si muove su canoni di rappresentazione simili al marketing dove il tornaconto avviene secondo una risposta di pubblico dovuta all’attenzione esercitata. Opere architettoniche che altro non possono che essere di grande richiamo per un pubblico reso sempre più distratto e nello stesso tempo apatico dalla società dei consumi . La curiosità esercitata da stranezze e simbologie estreme sembra la strada d’obbligo per ogni progettista di successo. La realizzazione di un manufatto che diventi il marchio pubblicitario della città serve a creare interesse turistico non che commerciale, un richiamo cui tutte le metropoli della globalizzazione necessitano come vitale. Una competizione internazionale che vale il destino di una città proiettata verso il futuro. Scultura espressionista più di architettura , pubblicità come la intende Frank Gehry , l’event city , economia dell’attenzione , eloquenza commerciale di un architettura sottoposta a continui sconvolgimenti. La risposta di Mario Botta non è stata improvvisata, con una proiezione dal proprio computer si sono viste le sue recenti opere. Che rispondevano a pieno a queste esigenze. Non a caso il nuovo edificio Kiolo di una città come Seul che si è trasformata in megametropoli di 14 milioni di abitanti dalle 160 mila che era qualche anno fa , dati che dovrebbero far riflettere ma che non hanno destato stupore alcuno. Città che ha deciso con una votazione popolare di cambiare il nome della strada con quello dell’edificio, nome della ditta stessa che ha commissionato l’opera a Mario Botta. Un piccolo grattacielo diventato simbolo di una città perché é piaciuto agli abitanti. Il soprannominato “occhio” di S. Francisco del museo di arte moderna , un grande lucernaio a rosone che indica alla città dove guardare le novità artistiche. La galleria Watari di Tokio dove Botta , citando Heidegger ,ricordava che uno spazio si abita se ci si orienta, differenziandosi dalle numerose costruzioni che sopravvivono a mala pena grazie alle numerose indicazioni frecce e cartelli che spesso non riescono ad indirizzare l’utente nella giusta direzione. Poi tante altri progetti sino ad arrivare a quello della Scala di Milano dove si è rispettato l’esistente aggiungendo la necessaria torre scenica per le rappresentazioni come tecnologicamente vengono richieste oggi. Un incontro che non poteva altro che finire davanti il palco della Scala, come in una teatrale sottile ironia Pirandelliana che ha trasformato addetti e non in spettatori di fronte ai grandi problemi dell’architettura.






RECENSIONI

"L'arte c'est moi"